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giovedì, 23 febbraio 2006

eMule, Razorback è stato sequestrato

shiningdonkeye-mule

Roma - Milioni di utilizzatori tutti i giorni, innumerevoli file scambiati grazie al suo supporto: Razorback, server di riferimento per l'intera comunità di eMule/eDonkey, tra le più utilizzate soluzioni peer-to-peer, è inagibile. Nelle scorse ore la polizia belga ha infatti provveduto al suo sequestro.

La notizia è apparsa ieri inizialmente su alcuni forum e non tutti i particolari sono ancora noti; di certo è un annuncio destinato a scuotere l'intero ambiente: Razorback aveva da anni acquisito una popolarità senza eguali per la disponibilità di indici di milioni di file. Come sempre, vista la particolarità della tecnologia eDonkey, nessun file era effettivamente conservato sulle sue macchine: Razorback si limitava cioè a indicizzare i file che circolavano sulla rete.

In sé il sequestro dei server Razorback, collocati in Belgio sebbene gestiti da un'associazione svizzera, non giunge come un fulmine a ciel sereno: già da tempo, da almeno due anni, le autorità investigative avevano
iniziato a monitorare le attività del server, considerandolo responsabile per la disseminazione di moltissimi film, brani musicali ed altre opere protette dal diritto d'autore. Le indiscrezioni fin qui trapelate affermano che anche l'amministratore principale di Razorback sarebbe in stato di fermo.

Slyck.com segnala come ora sulla rete P2P siano presenti solo "Razorback fasulli", ovvero server realizzati dalle forze dell'ordine per monitorare e raccogliere dati sul traffico. Anche per questo, e per la continua attività di monitoraggio delle reti, la notizia del sequestro ha suscitato anche un certo allarme negli utenti. Ma va detto che, come riporta tra gli altri anche Zeropaid, nessun dato personale era archiviato sui server Razorback, e questo perché, vista la quantità di utenti che vi accedono, conservare un log con gli IP degli accessi si sarebbe rivelata un'impresa titanica, oltreché costosa.

Di interesse il fatto che i promotori di Razorback si siano distinti nel tempo per il loro tentativo di conciliare l'attività di condivisione con la distribuzione legale di opere, tanto che in più di un'occasione il server è stato utilizzato per distribuire file protetti con tecnologie DRM dai rispettivi produttori. Non solo, l'associazione Razorback aveva già dichiarato di voler realizzare una sorta di "lista nera" dei contenuti, per poter filtrare quelli protetti da diritto d'autore e affermare dunque l'utilizzo delle tecnologie peer-to-peer per finalità legali.

Sebbene la chiusura di quei server sia destinata ad impattare sul traffico eMule/eDonkey, gli utenti di questi sistemi, come fa notare
P2Pforum.it, già da tempo e sempre più frequentemente ricorrono alla rete Kad, network decentralizzato basato sul protocollo P2P Kademlia.


www.punto-informatico.it/
postato da: Matidem alle ore 17:34 | link | commenti
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mercoledì, 22 febbraio 2006

Beppe Grillo

postato da: Matidem alle ore 21:33 | link | commenti (1)
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martedì, 21 febbraio 2006

Microsoft Windows Vista in 6 versioni? Pare confermato

Vista

Nelle scorse ore molte fonti di news internazionali hanno diffuso informazioni in merito alle differenti versioni di Windows Vista, tali informazioni erano contradditorie rispetto a quanto precedentemente comunicato da Microsoft in modo più o meno ufficiale.

Il colosso di Redmond ha prontamente smentito le speculazioni di queste ore affermando che i dettagli verranno rilasciati solo nelle prossime settimane; alla base del fraintendimento che ha tratto in inganno alcune testate del settore ci sarebbe una pagina web relativa al sistema di Help per Windows Vista: tale pagina era esclusivamente una "prova tecnica" e conteneva solo alcune versioni di Windows Vista.
Queste informazioni sono basate su una dichiarazione che Microsoft ha rilasciato all'autorevole Arstechnica.com

In questa situazione le notizie più veritiere risultano essere quelle trapelate lo scorso Settembre, pare da documentazione distribuita all'interno di Microsoft stessa e per le solite vie traverse giunte agli onori delle cronache.

Le versioni di Windows Vista saranno 6 e per la precisione:

  • Windows Starter 2007
  • Windows Vista Home Basic (versione europea priva di Windows Media Player)
  • Windows Vista Home Premium
  • Windows Vista Business (versione europea priva di Windows Media Player)
  • Windows Vista Ultimate
  • Windows Vista Enterprise

La versione Starter è destinata alle aree del mondo in via di informatizzazione, avrà un numero di utenti e di applicativi contemporaneamente in esecuzione limitato e il basilare supporto al TCP/IP.
Il prodotto denominato Windows Vista Home Basic sarà il naturale rimpiazzo dell'attuale Home edition, che pur non essendo completa come la professional ben si addice ad un target di utenti decisamente ampio. Per lo specifico mercato europeo è prevista una versione priva di Windows Media Player, in ottemperanza alle disposizione dell' UE.
La release Home Premium Edition è basata sulla Home Basic con in aggiunta i nuovi componenti delle tecnologie Media Center.
Per certi versi questa versione può ricordare l'attuale XP Professional visto però in chiave entertainment e privo di Active Directory o Domain.

Le versioni dedicate al mondo Business sono denominate Windows Vista Business Edition, un equivalente di Windows XP Professional in chiave Business, e Enterprise Edition che include anche Virtual PC e specifiche funzionalità per la sicurezza e la protezione dei dati.

Il prodotto Ultimate Edition è invece destinato al pubblico high-end enthusiasts, si basa sulla Home Premium Edition esasperando però le funzionalità multimediali ed entertainment.
In merito a questa release non vi sono molte informazioni ed il sospetto fondato è che in realtà le differenze non saranno a livello di prodotto quanto alla possibilità di accesso a servizi aggiuntivi.

Da un breve confronto con Fabrizio Albergati, direttore Divisione Windows Client di Microsoft Italia, è emerso che al momento di certezze ce ne sono poche anche se la situazione presentata da ArsTechnica.com non si discosta troppo dalla reatà.

Uno dei nodi da sciogliere riguarda l'identificazione del vero sostituto di Windows XP Home Edition e la definizione dei requisiti minimi di sistema: al momento ad esempio non si è ancora deciso se definirli in base all'utilizzo del nuovo ambiente grafico di Vista, oppure se riferirli all'attuale GUI di XP (attivabile anche in Vista con un notevole risparmio di risorse hardware).

In questi mesi tanto si è scritto sulle giustificazioni che avrebbero portato Microsoft a proporre una gamma di prodotti tanto articolata, la principale motivazione pare essere il voler raggiungere i diffeenti target con prodotti ad hoc e con prezzi tarati sulle differenti situazioni.
Secondo altri vi sarebbe anche una vera e propria strategia volta a contrastare la pirateria: le 6 versioni dovrebbero avere anche 6 algoritmi differenti per la generazione dei seriali, con ciò già si complica la possibilità di creare e diffondere codici validi.

In merito a ciò Fabrizio Albergati non ha voluto commentare, confermando però che sono allo studio anche nuove funzionalità per l'attivazione del sistema operativo; dalle parole di Albergati si evince che le tecnologie in Vista sono praticamente definite, ben diversi il discorso del packaging e dei servizi offerti.

Il Windows Genuine Advantage continuerà nella propria azione, cercando di sensibilizzare l'utenza nei confronti delle problematiche legate alle licenze di Microsoft Windows, allo scopo di promuovere questa iniziativa è previsto l'accesso a particolari aggiornamenti, servizi e applicativi riservato ai soli possessori di licenza valida, ricordiamo in tal senso la grande campagna mediatica dei mesi scorsi.
Tali protezioni furono prontamente aggirate dai "soliti furbi" anche se la metodologia non era proprio alla portata di tutti, ma per voce di Microsoft stessa è bene precisare che Windows Genuine Advantage è un progetto rivolto all'educazione dell'utente.

Fonte: Arstechnica.com

http://www.mediaemente.splinder.com/post/7105762

postato da: Matidem alle ore 18:36 | link | commenti (1)
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IP bloccati, Italia sotto tiro

Roma - Rischia di tradursi in un pesante boomerang per il nostro paese il provvedimento con cui nelle scorse settimane l'Italia ha bloccato gli IP di più di 500 siti dedicati al gioco d'azzardo online. Si apprende infatti che le società di scommesse britanniche, una vera e propria istituzione nel Regno Unito, stanno valutando se denunciare l'Italia.
A muoversi sono quelli della
Remote Gambling Association (RGA), associazione europea che raccoglie le imprese del settore, secondo cui il dispositivo voluto dai Monopoli di Stato italiano, avallato dal ministero dell'Economia e previsto dalla Finanziaria, è illegale.

A mettere in agitazione la RGA, evidentemente, è l'imposizione dei filtri sugli IP dei giocatori italiani che in questo modo non possono più raggiungere facilmente i siti di scommesse britannici, con conseguente perdita di entrate per gli operatori. Tutto questo, secondo RGA, viola le direttive comunitarie in quanto rappresenta una discriminazione ai danni di concorrenti, le società di scommesse estere, appunto.

Duri i toni utilizzati da bookmaker di fama, come William Hill o Victor Chandler, che paventano la possibilità di ricorrere anche alla Corte di Giustizia europea. "Questa - ha dichiarato un responsabile di Ladbrokes all'agenzia Il Velino - è una palese violazione delle leggi europee sulla concorrenza. Per questo abbiamo stabilito di ricorrere alla Commissione UE. I nostri legali stanno inoltre valutando quali altre forme potrà assumere la nostra azione, sia a livello nazionale che internazionale. Non è escluso un ricorso alla Corte di Giustizia europea". Secondo RGA, le normative europee consentono di agire contro le attività estere soltanto in caso di attività immorali ma, come ben indicato dagli stessi Monopoli e già
riportato da Punto Informatico, qui in ballo non ci sono questioni etiche ma soltanto problemi di concorrenza e di procedure amministrative.

I bookmaker segnalano anche un aspetto che pare dimenticato dal Legislatore italiano, ovvero che l'oscuramento dei siti comprende anche le parti meramente informative e non soltanto le pagine del gioco vero e proprio.

Come noto, i Monopoli accetteranno di "sbloccare" gli IP dei siti di quelle società internazionali che sono disposte a firmare un'apposita licenza che, secondo l'istituzione italiana, è indispensabile per poter operare coinvolgendo gli utenti italiani. A questi ultimi non è peraltro nemmeno concesso di scegliere i propri comportamenti: il blocco degli IP è infatti finalizzato ad impedire tout-court anche il semplice accesso ai siti "non in regola".

Al momento RGA sta ragionando sul da farsi: secondo un portavoce, in questa fase i membri dell'Associazione stanno dialogando col Governo italiano per verificare le possibilità di un accordo. Entro la fine del mese i membri di RGA decideranno le azioni da intraprendere, anche perché il blocco vero e proprio "scatta" il 24 febbraio. Non è chiaro se verrà coinvolto anche il Governo britannico in questa diatriba ma nulla si può escludere a questo punto: le entrate fiscali assicurate dagli operatori del gambling sono peraltro notevolissime.

Va detto che l'intera situazione per l'Italia è del tutto nuova e le stesse autorità dell'Unione Europea non sono ancora state investite da questo genere di problema: un'eventuale denuncia da parte di RGA potrebbe consentire di mettere in discussione la legalità dei filtri imposti dall'Italia se non addirittura portare ad una regolamentazione comunitaria della questione.

Si vedrà. Intanto l'Italia procede con il
blocco degli IP per impedire che utenti italiani siano coinvolti in attività illegali di varia natura, una questione che proprio in queste ore è al centro di una serie di incontri riservati tra autorità pubbliche, forze dell'ordine e provider internet. Di certo è che il blocco qui da noi non viene messo in campo solo per contrastare il pedoporno ma è già stato adottato anche per questioni assai meno centrali, come abusi contro il diritto d'autore.

www.punto-informatico.it

postato da: Matidem alle ore 18:29 | link | commenti (1)
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venerdì, 17 febbraio 2006

Buttare i vecchi pc? Meglio rigenerarli. E darli ai centri anziani

postaperme

Nonni al pc: nell'era della rivoluzione digitale sono ancora pochi gli ultrasessantenni in grado di usare gli strumenti informatici. Per contribuire al superamento di questo gap, il Consorzio Gioventù Digitale, ente no-profit del Comune di Roma, ha presentato ieri all'Auditorium "Non mi buttare… Al centro per gli anziani c'è post@ per te!". Ecco come funzionerà l'iniziativa:

i centri anziani della capitale ricicleranno i computer dismessi dalle aziende. I ragazzi delle scuole romane li rimetteranno a posto, garantendo sia un check-up completo, sia la sostituzione dei software a pagamento con quelli open source. In questo modo i centri anziani, frequentati da più di 3.000 over-60, si doteranno di computer. Nel contempo, l'iniziativa punta a promuovere nelle scuole la cultura del riuso, puntando l'indice sullo smaltimento delle apparecchiature elettroniche (fonte di inquinamento tra le più pericolose).

Il progetto è stato illustrato nell'ambito dell'incontro "Internet fa scuola", che ha visto Beppe Grillo dibattere con gli studenti romani sul tema dell'accesso gratuito all'informazione e sui problemi del "digital divide", la frattura tra chi può e sa usare l'informatica e chi ne è invece escluso. Frattura che passa lungo diversi confini: tra paesi ricchi e paesi poveri, tra gruppi sociali di uno stesso paese e, appunto, tra generazioni.

www.comune.roma.it

postato da: Matidem alle ore 18:24 | link | commenti (1)
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